Classi BACS e UNI EN ISO 52120-1: cosa serve davvero per la classe B
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Classi BACS e UNI EN ISO 52120-1: cosa serve davvero per la classe B

Dal 3 giugno 2026 la classe B dei BACS è un obbligo per molti edifici non residenziali. Cosa dice la UNI EN ISO 52120-1, cosa serve davvero per raggiungerla e gli errori...

06/10/20267 min di lettura

Aggiornato al 4 ottobre 2026

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"Il sistema è in classe B." Quante volte l'abbiamo letto in una scheda prodotto, sentito in una presentazione commerciale o trovato in un capitolato? Spesso con una certa disinvoltura, come se la classe fosse un'etichetta da attaccare a un dispositivo. Dal 3 giugno 2026, con il nuovo Decreto Requisiti Minimi, quella frase ha smesso di essere un argomento di marketing ed è diventata un obbligo di legge per una larga fetta di edifici. Vale quindi la pena capire bene cosa significa, perché le conseguenze di un equivoco ora ricadono su progettisti, integratori e committenti.

Da EN 15232 a UNI EN ISO 52120-1

Per anni il riferimento per classificare l'automazione degli edifici è stata la EN 15232. Oggi il suo posto è stato preso dalla UNI EN ISO 52120-1, e il nuovo decreto ha aggiornato di conseguenza il richiamo normativo: il testo del 2015 citava la vecchia norma, quello nuovo fa riferimento alla 52120-1 e alle sue successive modifiche. Non è un cambio di sigla e basta: la nuova norma si inserisce nel pacchetto di standard europei e internazionali sulla prestazione energetica degli edifici, e dialoga direttamente con i metodi di calcolo usati in progettazione.

L'impostazione di fondo però resta familiare. La norma elenca le funzioni di controllo, automazione e gestione tecnica per ogni servizio dell'edificio (riscaldamento, raffrescamento, ventilazione, acqua calda sanitaria, illuminazione, schermature solari) e per la gestione tecnica complessiva. Per ciascuna funzione individua diversi livelli di sofisticazione, e in base a questi livelli il sistema di automazione dell'edificio viene collocato in una delle quattro classi.

Le quattro classi in parole semplici

La classe D corrisponde a sistemi che non sono efficienti dal punto di vista energetico: regolazioni manuali o assenti, impianti che funzionano a prescindere da chi c'è e da cosa serve. Gli edifici in classe D, sostanzialmente, non dovrebbero più esistere nel nuovo costruito.

La classe C è il livello di riferimento, quello "standard": regolazioni automatiche di base, come la termoregolazione per ambiente o per zona e programmazioni orarie. È il punto zero rispetto a cui si misurano miglioramenti e peggioramenti.

La classe B identifica sistemi avanzati, con una gestione tecnica centralizzata e coordinata. Qui gli impianti iniziano a parlarsi: la regolazione tiene conto della domanda reale, i dati vengono raccolti e resi visibili, le anomalie vengono segnalate.

La classe A rappresenta i sistemi ad alta efficienza energetica: la regolazione è basata sulla domanda effettiva in modo spinto, gli impianti sono integrati e ottimizzati tra loro, e la gestione tecnica include funzioni evolute di analisi e ottimizzazione continua.

Cosa serve davvero per essere in classe B

Il primo equivoco da smontare è il più diffuso: la classe non è una proprietà di un prodotto. Un termostato, un attuatore o un server di supervisione non sono "in classe B". In classe B è, o non è, il sistema di automazione di un edificio così come è stato progettato, installato e messo in servizio. Ed è per questo che il decreto non parla di dispositivi ma di prestazioni.

Il secondo punto è che la classe si conquista funzione per funzione. Per dichiarare che un edificio raggiunge una certa classe, le funzioni previste da quella classe devono essere presenti per i servizi effettivamente installati. Un impianto di riscaldamento regolato in modo eccellente non compensa un'illuminazione lasciata a interruttori manuali in un edificio dove l'illuminazione è uno dei principali consumi.

Facciamo un esempio concreto. Prendiamo una palazzina uffici con una centrale termica da 350 kW. In una configurazione tipica da classe B ci aspettiamo una regolazione della temperatura ambiente per ambiente, con dispositivi che comunicano con un sistema centrale, invece di valvole termostatiche isolate. Ci aspettiamo che la produzione di calore e freddo si adegui alla richiesta reale delle zone, non a una curva fissa. Ci aspettiamo un'illuminazione che risponda alla presenza delle persone e all'apporto di luce naturale, schermature solari motorizzate e coordinate con il clima interno, una ventilazione modulata sull'occupazione o sulla qualità dell'aria. E sopra tutto questo, una supervisione che raccolga i consumi, mostri gli scostamenti e segnali i guasti prima che diventino sprechi.

Dal punto di vista tecnologico non c'è una sola strada. Nel nostro lavoro quotidiano, per esempio, la regolazione d'ambiente, l'illuminazione e le schermature trovano spesso in KNX e DALI-2 la base naturale, mentre le centrali e i grandi impianti dialogano tramite BACnet o Modbus con il livello di supervisione. Quello che conta non è il protocollo, ma che le funzioni richieste ci siano, siano integrate e funzionino davvero.

L'obbligo, in sintesi

Il decreto rende obbligatoria la classe B, o superiore, in tre situazioni. Negli edifici non residenziali di nuova costruzione. In quelli sottoposti a ristrutturazione importante di primo livello. E negli edifici non residenziali esistenti con impianti termici di potenza nominale superiore a 290 kW, a condizione che l'intervento sia tecnicamente realizzabile e abbia un tempo di ritorno semplice inferiore a sei anni, calcolato al netto degli incentivi.

Quella condizione dei sei anni, va detto chiaramente, non è una scappatoia da usare con leggerezza. Il calcolo va fatto con serietà e documentato, perché in un edificio energivoro un BACS ben progettato ha spesso tempi di ritorno molto più brevi di quanto si immagini.

Come si dimostra, allora, la classe? La strada più solida è una tabella delle funzioni, servizio per servizio, che metta a confronto quanto richiesto dalla 52120-1 per la classe dichiarata con quanto effettivamente previsto in progetto, e che venga poi verificata a impianto realizzato. È un documento che chiede tempo, ma ripaga: chiarisce al committente cosa sta comprando, guida l'installatore e mette al riparo il progettista da contestazioni future.

Gli errori da evitare

Il primo è fidarsi delle dichiarazioni di classe dei fornitori come se valessero per l'edificio. Il secondo è fermarsi al progetto: un sistema progettato in classe B ma messo in servizio male, con sonde non tarate, programmazioni lasciate di default o allarmi disattivati perché "suonavano troppo", in classe B non è. Il terzo è dimenticare la manutenzione: le prestazioni di un BACS degradano nel tempo se nessuno guarda i dati, ed è proprio la gestione tecnica a fare la differenza tra un impianto che consuma poco il primo anno e uno che continua a farlo per vent'anni.

Oltre l'obbligo

Chi lavora bene questa partita non la vive come un adempimento. La classe B è il minimo di legge, ma è anche la base su cui costruire funzioni di classe A, lavorare sullo Smart Readiness Indicator, l'indicatore di predisposizione all'intelligenza degli edifici che la Direttiva Case Green renderà sempre più centrale, e offrire al committente un servizio di gestione energetica nel tempo. In altre parole, la norma ci ha consegnato un linguaggio comune per spiegare il valore dell'automazione. Sta a noi usarlo con competenza, e senza scorciatoie.

Domande frequenti

Cosa sono le classi BACS della UNI EN ISO 52120-1?

Sono quattro livelli, da D ad A, che classificano il sistema di automazione e controllo di un edificio in base alle funzioni presenti per riscaldamento, raffrescamento, ventilazione, acqua calda, illuminazione, schermature e gestione tecnica. La classe C è il riferimento, la B indica sistemi avanzati con gestione centralizzata, la A sistemi ad alta efficienza energetica.

Quando è obbligatoria la classe B?

Con il Decreto Requisiti Minimi in vigore dal 3 giugno 2026, la classe B o superiore è obbligatoria negli edifici non residenziali nuovi o in ristrutturazione importante di primo livello e negli edifici non residenziali esistenti con impianti termici oltre 290 kW, se l'intervento è tecnicamente realizzabile e ha un tempo di ritorno semplice inferiore a sei anni al netto degli incentivi.

Un prodotto può essere certificato in classe B?

No. La classe riguarda il sistema di automazione dell'edificio così come è progettato, installato e messo in servizio, non il singolo dispositivo.

La UNI EN ISO 52120-1 sostituisce la EN 15232?

Sì. Il nuovo Decreto Requisiti Minimi fa riferimento alla UNI EN ISO 52120-1, mentre il decreto del 2015 richiamava la UNI EN 15232.

Alessio Vannuzzi è ingegnere elettronico, CEO di Ohmega Progettazioni e KNX Tutor. Coordina KNX Professionals Italia ed è membro del CEI CT 205 e della commissione UNI/CT 272 del CTI. Dal 2009 progetta impianti di home e building automation e forma i professionisti del settore.