
Data Act ed edifici: di chi sono i dati degli impianti?
Pompe di calore, contatori, colonnine e supervisioni generano dati preziosi. Con il Data Act chi usa i prodotti connessi ha diritto di accedervi e condividerli. Cosa camb...
Aggiornato al 22 ottobre 2026
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La pompa di calore registra temperature, consumi e ore di funzionamento. Il contatore intelligente misura l'energia quarto d'ora per quarto d'ora. La colonnina di ricarica sa quando e quanto si ricarica ogni auto. Il sistema di supervisione archivia anni di dati su ogni impianto dell'edificio. Una miniera di informazioni, utilissima per ridurre i consumi, prevenire i guasti, migliorare il comfort. Ma di chi è? Fino a poco tempo fa la risposta, nella pratica, era semplice: di chi produce il dispositivo o gestisce il cloud in cui i dati finiscono. Con il Data Act europeo, quella risposta sta cambiando.
Cos'è il Data Act, in breve
Il Data Act è il Regolamento (UE) 2023/2854, applicabile dal 12 settembre 2025. È una legge europea direttamente valida in tutti gli Stati membri, senza bisogno di recepimento, che stabilisce regole su chi può accedere ai dati generati dai prodotti connessi e dai servizi collegati, e a quali condizioni.
Il principio di fondo è semplice: chi usa un prodotto connesso, che ne sia proprietario o lo abbia in affitto o in leasing, ha diritto di accedere ai dati che quel prodotto genera con il suo utilizzo, e di condividerli con terzi di sua scelta. Il produttore o chi detiene i dati non può più tenerli per sé come se fossero un suo patrimonio esclusivo.
Le date che contano
Dal 12 settembre 2025 si applicano i diritti di accesso e di condivisione dei dati, le regole per facilitare il passaggio da un fornitore di servizi cloud a un altro e le norme contro le clausole contrattuali abusive nei contratti sui dati tra imprese. Dal 12 settembre 2026 è scattato un passaggio altrettanto importante: i prodotti connessi immessi sul mercato devono essere progettati in modo che i dati siano accessibili all'utente in modo semplice, sicuro e, dove possibile, diretto. È il principio dell'accesso ai dati "fin dalla progettazione".
Per il mondo degli edifici significa che caldaie e pompe di calore connesse, contatori, colonnine di ricarica, sistemi di climatizzazione, elettrodomestici intelligenti e molti altri dispositivi installati da ora in poi dovranno nascere con la possibilità, per chi li usa, di ottenere i propri dati.
Perché riguarda così da vicino gli edifici
Gli edifici sono pieni di prodotti connessi, e spesso di prodotti connessi che fanno capo a fornitori diversi, ognuno con la propria app e il proprio cloud. È una delle ragioni per cui, ancora oggi, tanti committenti hanno impianti "intelligenti" ma non riescono a vedere tutti i dati in un unico posto, né a usarli per un'analisi energetica seria.
Facciamo un esempio. Un albergo ha installato pompe di calore che inviano i dati al cloud del produttore, colonnine di ricarica gestite da un altro operatore, contatori di un terzo fornitore. L'energy manager vorrebbe incrociare i dati per capire quando conviene spostare i carichi e quanto incide davvero la ricarica delle auto degli ospiti. Prima, ottenere quei dati dipendeva dalla buona volontà di ciascun fornitore. Con il Data Act, l'albergo, in quanto utente dei prodotti, ha il diritto di chiederli e di farli condividere con il proprio energy manager o con l'integratore che gestisce la supervisione.

Cosa cambia per proprietari e gestori
Per chi possiede o gestisce un edificio, il Data Act è soprattutto un'opportunità. Diventa più facile riunire i dati dispersi tra app e piattaforme diverse, cambiare fornitore di manutenzione o di servizi energetici senza perdere lo storico, e far lavorare insieme professionisti diversi sugli stessi dati.
Ci sono però alcune attenzioni da avere. Il diritto si esercita: bisogna sapere quali dati generano i propri impianti, chi li detiene e come richiederli. E nei contratti di fornitura, manutenzione e gestione è sempre più importante scrivere esplicitamente chi può accedere ai dati, in quale formato e con quali tempi. Va ricordato anche che il Data Act non scavalca la protezione dei dati personali: quando i dati riguardano persone identificabili, per esempio la presenza in una stanza o le abitudini di un inquilino, continuano a valere le regole del GDPR.
Un primo passo concreto, alla portata di tutti, è un piccolo censimento: elencare i prodotti connessi presenti nell'edificio, annotare per ciascuno quali dati raccoglie, dove finiscono e chi li gestisce, e verificare se il fornitore mette a disposizione strumenti per esportarli. Spesso si scopre che i dati esistono già, ma nessuno li ha mai chiesti. Da lì si può decidere quali conviene riunire in un'unica supervisione e quali richieste formali inviare ai fornitori.
Cosa cambia per produttori, installatori e integratori
Per i produttori di dispositivi connessi il cambiamento è profondo: i prodotti devono essere progettati per rendere i dati accessibili, e le informazioni su quali dati vengono raccolti e come ottenerli vanno fornite prima dell'acquisto. Chi vendeva il dispositivo come porta d'ingresso a un ecosistema chiuso dovrà ripensare il proprio modello.
Per installatori e system integrator il Data Act apre spazi nuovi. Possono diventare i "terzi" a cui l'utente chiede di condividere i dati, per offrire servizi di monitoraggio, analisi e manutenzione indipendenti dal produttore. E possono aiutare i committenti a scegliere prodotti che rendano i dati davvero disponibili, con interfacce documentate e protocolli aperti, invece che chiusi in un'app.
C'è anche un limite da conoscere: il regolamento tutela i segreti commerciali dei produttori, che possono chiedere misure di riservatezza prima di condividere certi dati. E le micro e piccole imprese, quando sono loro a detenere i dati, godono di alcune esenzioni. Non è quindi un "liberi tutti", ma un riequilibrio dei rapporti di forza.
Il legame con l'interoperabilità
Il Data Act completa un quadro che abbiamo già incontrato in altri articoli. La Direttiva Case Green chiede sistemi di automazione interoperabili tra tecnologie e produttori diversi. I protocolli aperti come KNX, BACnet o Modbus permettono agli impianti di parlarsi. Il Data Act aggiunge il tassello giuridico: i dati generati dagli impianti appartengono, nell'uso, a chi li utilizza, e devono poter circolare.
Per chi progetta, la conseguenza pratica è chiara: scegliere fin dall'inizio prodotti e piattaforme che rendano i dati accessibili con interfacce documentate, prevedere un livello di supervisione che li raccolga in modo ordinato, e scrivere nei capitolati che i dati dell'edificio restano a disposizione del committente. L'edificio intelligente del futuro non sarà quello con più dispositivi connessi, ma quello in cui i dati sono davvero utilizzabili da chi ne ha bisogno.
Domande frequenti
Cos'è il Data Act?
È il Regolamento (UE) 2023/2854, applicabile dal 12 settembre 2025, che stabilisce chi può accedere ai dati generati dai prodotti connessi e dai servizi collegati. Chi usa un prodotto connesso ha diritto di accedere ai dati che genera e di condividerli con terzi di sua scelta.
Da quando i prodotti connessi devono rendere accessibili i dati fin dalla progettazione?
I prodotti connessi immessi sul mercato dopo il 12 settembre 2026 devono essere progettati in modo che i dati siano accessibili all'utente in modo semplice, sicuro e, dove possibile, diretto.
Cosa cambia per chi possiede o gestisce un edificio?
Diventa più facile riunire i dati di pompe di calore, contatori, colonnine e altri dispositivi, cambiare fornitore senza perdere lo storico e far lavorare professionisti diversi sugli stessi dati. Nei contratti conviene indicare chi accede ai dati, in quale formato e con quali tempi.
Il Data Act sostituisce il GDPR?
No. Quando i dati riguardano persone identificabili continuano a valere le regole sulla protezione dei dati personali. Il Data Act tutela inoltre i segreti commerciali dei produttori e prevede alcune esenzioni per micro e piccole imprese.
Alessio Vannuzzi è ingegnere elettronico, CEO di Ohmega Progettazioni e KNX Tutor. Coordina KNX Professionals Italia ed è membro del CEI CT 205 e della commissione UNI/CT 272 del CTI. Dal 2009 progetta impianti di home e building automation e forma i professionisti del settore.
