Smart Readiness Indicator: quanto è intelligente il tuo edificio?
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Smart Readiness Indicator: quanto è intelligente il tuo edificio?

La classe energetica dice quanto consuma un edificio, lo SRI quanto è capace di adattarsi, gestirsi e dialogare con la rete. Cos'è, come funziona tra domini, servizi e cr...

26/10/20266 min di lettura

Aggiornato al 20 ottobre 2026

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Dell'attestato di prestazione energetica sappiamo quasi tutto: una lettera da A a G che dice quanta energia consuma un edificio. Ma quella lettera non racconta un aspetto che oggi conta sempre di più: quanto l'edificio è capace di usare la tecnologia per adattarsi a chi lo abita, per gestire i propri consumi e per dialogare con la rete elettrica. Due edifici in classe B possono essere profondamente diversi: uno con termostati manuali e luci a interruttore, l'altro con regolazione stanza per stanza, monitoraggio dei consumi e ricarica elettrica gestita. Per misurare questa differenza l'Unione europea ha creato lo Smart Readiness Indicator, in italiano indicatore di predisposizione degli edifici all'intelligenza.

Che cos'è, in parole semplici

Lo SRI è un punteggio che misura quanto un edificio è "pronto all'intelligenza". Non valuta quanta energia consuma, ma quanto è capace di fare tre cose: ottimizzare il proprio funzionamento e i consumi, rispondere alle esigenze di chi lo usa, e offrire flessibilità alla rete elettrica, per esempio spostando i consumi nei momenti in cui l'energia è più disponibile.

Il risultato è una percentuale: zero significa nessuna funzione intelligente, cento significa che ogni servizio presente nell'edificio è al livello più evoluto possibile. La percentuale viene poi tradotta in una classe, in modo da essere comprensibile anche a chi non è del settore.

Lo schema è definito da due regolamenti europei del 2020, uno delegato e uno di esecuzione, ed è oggi facoltativo: gli Stati membri possono decidere se e come introdurlo. Ma la nuova direttiva sugli edifici, la cosiddetta Case Green, ne rafforza il ruolo e prevede che entro il 30 giugno 2027 la Commissione definisca come applicarlo agli edifici non residenziali più grandi.

Come è costruito: domini, servizi, livelli

Per capire lo SRI conviene immaginarlo come una grande griglia. Da un lato ci sono nove domini tecnici, cioè le grandi famiglie di impianti di un edificio: riscaldamento, raffrescamento, acqua calda sanitaria, ventilazione, illuminazione, involucro dinamico (schermature e aperture motorizzate), elettricità (produzione, accumulo, gestione dei carichi), ricarica dei veicoli elettrici e monitoraggio e controllo.

Ogni dominio contiene alcuni servizi, cioè funzioni specifiche: per esempio, nel riscaldamento, il controllo della temperatura negli ambienti; nell'illuminazione, il controllo in base alla presenza o alla luce naturale. Il metodo semplificato ne considera 27, quello dettagliato 54.

Per ogni servizio sono definiti livelli di funzionalità crescenti. Prendiamo il controllo della temperatura ambiente: al livello più basso non c'è alcun controllo automatico, poi c'è un termostato centrale, poi un controllo stanza per stanza, poi un controllo stanza per stanza con comunicazione tra i dispositivi, fino al livello in cui il sistema tiene conto della presenza delle persone e si coordina con il resto dell'edificio. Il valutatore verifica, servizio per servizio, a quale livello si trova l'edificio.

Cosa misura: sette criteri e tre funzionalità chiave

Ogni livello di funzionalità ha un impatto su sette criteri: efficienza energetica, manutenzione e previsione dei guasti, comfort, praticità d'uso, salute, benessere e accessibilità, informazione agli occupanti, flessibilità energetica e accumulo. Un sensore di presenza, per esempio, migliora l'efficienza energetica e la praticità d'uso; un monitoraggio dei guasti migliora la manutenzione; una pompa di calore che si adegua ai segnali della rete migliora la flessibilità.

I sette criteri si raggruppano nelle tre funzionalità chiave: prestazioni energetiche e funzionamento, risposta alle esigenze degli utenti, flessibilità verso la rete. Il punteggio finale nasce dalla combinazione di tutti questi elementi, con pesi che dipendono dal tipo di edificio e dalla zona climatica.

Come si svolge una valutazione

In pratica, una valutazione SRI parte da un sopralluogo e dalla documentazione degli impianti. Il valutatore individua quali domini sono presenti nell'edificio, perché quelli assenti non vengono penalizzati: un edificio senza raffrescamento, per esempio, non perde punti su quel dominio. Poi assegna a ciascun servizio il livello di funzionalità effettivamente installato, non quello dichiarato a catalogo. Il metodo semplificato si presta a valutazioni rapide di abitazioni e piccoli edifici; quello dettagliato è pensato per edifici più complessi e richiede una conoscenza approfondita degli impianti. In entrambi i casi, un impianto ben documentato rende il lavoro più semplice e il risultato più affidabile.

Un esempio per capirci

Immaginiamo due villette identiche, stessa classe energetica. Nella prima ci sono termostati manuali, luci a interruttore, tapparelle manuali e nessun monitoraggio. Nella seconda c'è un sistema di automazione che regola il clima stanza per stanza, tapparelle motorizzate coordinate con il sole, luci con sensori nei locali di passaggio, un fotovoltaico con accumulo e una colonnina di ricarica che carica l'auto quando i pannelli producono, il tutto visibile da un'app che mostra consumi e anomalie.

Consumano più o meno la stessa energia sulla carta, ma la seconda ottiene uno SRI molto più alto. E la differenza non è solo un numero: la seconda casa è più comoda, si adatta a chi la abita, avvisa quando qualcosa non va e sfrutta meglio l'energia che produce. È esattamente quello che lo SRI vuole rendere visibile.

Perché dovrebbe interessare già oggi

Anche se in Italia lo SRI non è ancora obbligatorio, ci sono almeno tre buoni motivi per conoscerlo. Il primo è che è uno strumento di progetto formidabile: la griglia di domini, servizi e livelli è una lista di controllo completa per capire cosa manca a un edificio e quali interventi hanno più impatto. Il secondo è che parla un linguaggio vicino a quello delle norme che già applichiamo: molti servizi dello SRI corrispondono alle funzioni che la UNI EN ISO 52120-1 usa per definire le classi BACS, e i nuovi Criteri Ambientali Minimi lo citano espressamente per gli edifici pubblici. Il terzo è il mercato: un indicatore europeo che misura l'intelligenza di un edificio è destinato a diventare un argomento di valore nelle compravendite e negli affitti, come lo è diventata la classe energetica.

Il ruolo di chi progetta

Lo SRI premia gli edifici in cui gli impianti dialogano, si coordinano e raccolgono dati. Non premia il singolo dispositivo "intelligente" isolato, ma il sistema. È una notizia eccellente per chi lavora con protocolli aperti e progettazione integrata, perché è esattamente quello che fa ogni giorno. Ed è uno stimolo per tutti gli altri a smettere di pensare alla domotica come a una somma di accessori.

Il nostro consiglio è di iniziare a usarlo come metro di confronto già oggi, anche in assenza di obblighi: per spiegare a un committente cosa sta comprando, per confrontare due soluzioni, per pianificare un percorso di miglioramento nel tempo. Quando diventerà obbligatorio, chi lo conosce sarà già pronto.

Domande frequenti

Cos'è lo Smart Readiness Indicator (SRI)?

È l'indicatore europeo di predisposizione degli edifici all'intelligenza: un punteggio in percentuale che misura quanto un edificio sa ottimizzare il proprio funzionamento, rispondere alle esigenze degli utenti e offrire flessibilità alla rete elettrica.

Come è strutturato lo SRI?

Si basa su nove domini tecnici (riscaldamento, raffrescamento, acqua calda, ventilazione, illuminazione, involucro dinamico, elettricità, ricarica dei veicoli elettrici, monitoraggio e controllo), che contengono 27 servizi nel metodo semplificato o 54 in quello dettagliato, ciascuno con livelli di funzionalità crescenti.

Cosa misura lo SRI?

L'impatto delle funzionalità su sette criteri: efficienza energetica, manutenzione e previsione dei guasti, comfort, praticità d'uso, salute e benessere, informazione agli occupanti, flessibilità energetica e accumulo, raggruppati in tre funzionalità chiave.

Lo SRI è obbligatorio in Italia?

No, oggi è facoltativo. La Direttiva Case Green ne rafforza il ruolo e prevede che entro il 30 giugno 2027 la Commissione europea definisca come applicarlo agli edifici non residenziali più grandi.

Alessio Vannuzzi è ingegnere elettronico, CEO di Ohmega Progettazioni e KNX Tutor. Coordina KNX Professionals Italia ed è membro del CEI CT 205 e della commissione UNI/CT 272 del CTI. Dal 2009 progetta impianti di home e building automation e forma i professionisti del settore.