QUANDO LA RICOSTRUZIONE È SMART

“A disastro avvenuto, l’attenzione ora si deve necessariamente spostare verso le modalità di ricostruzione, così da cogliere tutte le opportunità messe a disposizione dalla tecnologia”

24 Agosto….

Il tragico evento che il 24 Agosto ha colpito Umbria, Lazio e Marche è solo l’ultimo di una serie di calamità naturali che negli ultimi 20 anni hanno colpito il nostro territorio che purtroppo risulta essere sempre più vulnerabile alle forze della natura, e non mi riferisco solo ai terremoti. Molti sono i motivi di questa vulnerabilità e molti di essi derivano dall’uomo e dalle sue scelte che hanno portato a costruire in zone a grande rischio sismico ed idrogeologico, a non rispettare norme di vitale importanza nella costruzione, o peggio ancora, nella ricostruzione di edifici pubblici e privati.

Lo stato attuale

Le attuali tecniche costruttive prevedono che i nuovi edifici e quelli ristrutturati vengano realizzati seguendo le ultime norme tecniche sull’antisismica, e questo, come hanno dimostrato i casi in cui esse sono state applicate alla lettera, permette sicuramente un notevole aumento della sicurezza e della resistenza degli edifici a questo tipo di eventi. Ci si augura quindi che la fase che nei prossimi mesi, e probabilmente anni, vedrà impegnate imprese e professionisti del settore edile nella ricostruzione di queste aree duramente toccate dal sisma, possa essere anche un momento di riflessione tecnico e politico per l’attuazione e magari anche il miglioramento delle tecniche costruttive e dei relativi controlli.

Una ricostruzione intelligente ed efficiente

Prendendo spunto da quelle che sono le attuali direttive Europee in ambito di costrizione e ristrutturazione edilizia, sarebbe opportuno coniugare metodi costruttivi sicuri a metodi per minimizzare i consumi energetici e al contempo, aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili. Come sappiamo gli edifici del futuro prossimo dovranno avere un consumo energetico prossimo allo zero (NZEB – Near Zero Energy Building) e prevedere oltre che tecniche costruttive efficienti, un “sistema impianto” in grado di monitorare, gestire e migliorare i consumi energetici ed ottimizzare l’utilizzo di energia prodotta da pannelli fotovoltaici, solare termici e pompe di calore geotermiche. Questo prevederà sicuramente l’utilizzo di sistemi intelligenti (home & building automation) che tra l’altro stanno avendo nell’ultimo periodo uno sviluppo tecnologico come mai precedentemente e che mettono e metteranno a disposizione dei tecnici e degli utenti, funzionalità sempre più integrate.

Sicurezza delle case e delle persone

L’utilizzo di tecnologie e sistemi Smart come dicevamo è, e sarà, sicuramente un utile mezzo di gestione e controllo dei consumi energetici, ma può essere anche prima di tutto un mezzo per aumentare il grado di sicurezza attiva e passiva negli edifici. Esistono ormai da tempo sul mercato dispositivi di rilevamento e di allarme per terremoti , intelligentemente dotati di alimentazione a batterie, che si caratterizzano per poter essere ordinati con sensibilità differenti a seconda delle zone sismiche in cui sono localizzati gli immobili in cui gli apparecchi saranno installati, e questo perchè zone sismicamente meno rischiose, oppure edifici moderni costruiti con criteri antisimici, richiedono allarmi con tarature differenziate rispetto a zone ad elevato rischio sismico oppure ad edifici strutturalmente vecchi e poco sicuri.  Costruiti per rilevare le onde primarie ad alta velocità che anticipano l’arrivo delle onde sismiche più distruttive, in caso di rilevamento, da parte dei sensori, di onde P superiori alla soglia impostata, reagiscono, per esempio, emettendo un segnale di allarme sonoro o accompagnati da un segnale visivo colorato, con una forte emissione sonora, che non può, quindi, essere ignorato. Questi dispositivi, che possono essere montato a muro facilmente, possono avvertire dell’arrivo di un terremoto con range variabili di tempo a seconda dell’intensità delle Onde P emesse e, quindi, del sisma in arrivo, permettendo una rapida evacuazione dei luoghi.

Immaginate inoltre come, se questi dispositivi mettessero a disposizione l’informazione relativa al loro stato di allarme per esempio attraverso dei contatti elettrici, questi potrebbe essere utilizzati per essere integrati al sistema impiantistico domotico e per esempio:

  • Disattivare le utenze (gas ed energia elettrica) dell’edificio tempestivamente evitando rischi successivi alla scossa sismica, ovviamente dando per scontato che sia comunque presente un sistema di illuminazione di allarme
  • Inviare segnalazioni, messaggi a numeri “amici” predefiniti in caso di allarme personale

Big Data?..E che Big Data sia!

La prevenzione antisismica è prima di tutto figlia del fatto di disporre di dati e informazioni precise e con un tempifica tale da permette di prendere provvedimenti adeguati a ridurre le conseguenze. In questo senso il digitale può rappresentare una soluzione per indagare meglio il territorio, per monitorarlo costantemente e per disporre di flussi continui di dati in grado di rappresentare con il massimo livello di precisione anche i segnali più deboli e più lontani di un possibile sisma.  Il digitale poi può permettere di gestire fonti diversissime di dati dall’alto o dal basso, dallo spazio o dai droni, dalla sensoristica territoriale a quella che è in grado di monitorare i segnali di fenomeni che possono trasformarsi in tragedie anche attraverso gli accelerometri dei nostri smartphone. Ma il digitale, unitamente al lavoro sui materiali e sugli edifici, può rappresentare un aiuto anche quando terremoti terribili come quelli che hanno colpito il nostro paese nella notte fra il 23 e il 24 agosto.  In chiave di prevenzione le riprese dall’alto sono già oggi in grado di fornire dati e informazioni preziose a livello di analisi del territorio a tutti i livelli, dalle riprese da satellite, da elicottero o aereo e più recentemente e con un maggiore livello di accessibilità anche in termini di costi, anche con riprese basate su UAV (Unmanned Aerial Vehicle). 

Un ruolo assolutamente fondamentale, come è evidente, nel momento in cui il disastro è avvenuto è rappresentato dai servizi di TLC, .nel caso del recente sisma per esempio, sono subito partiti i mezzi di emergenza delle principali compagnie telefoniche con gruppi elettrogeni per alimentare le centrali delle stazioni radio base non funzionanti per mancanza di energia elettrica e permettere quindi che le comunicazioni, anche via web, all’interno delle zone colpite fosse garantite. Visto lo stato attuale delle tecnologie presenti sui nostri dispositivi mobile e visto quelli che saranno i loro probabili sviluppi nei prossimi anni, questi possono essere un prezioso alleato nella prevenzione e nella gestione del rischio attraverso soluzioni ancora sperimentali come la creazione di una capillare rete di smartphone in tutto il mondo. 

EconomyUP segnala il progetto MyShake realizzato da un gruppo di ricerca dell’Università di Berkley basato su una app che grazie all’utilizzo dell’accelerometro presente negli smartphone è in grado di rilevare un evento sismico. Il vero tema è naturalmente rappresentato dalla precisione di queste rilevazioni. MyShake analizza i dati provenienti da un certo numero di accelerometri nel momento in cui vengono rilevate scosse di terremoto, attivando in automatico il Gps dello smartphone per comunicare la posizione dell’utente. L’applicazione è in grado di rilevare con precisione terremoti di magnitudo 5 e superiori. La precisione nell’analisi dei dati è legata anche al numero di download di app e dunque alla quantità di dati provenienti dal territorio, dati che vengono trasmessi al Servizio geologico statunitense (Usgs), che a sua volta provvede ad avvertire le persone con un segnale di allarme nel caso di sisma.

Smart City…

La ricostruzione nelle aree colpite dal sisma che ha interessato centri medio-piccoli deve consentire di avviare un modello di riqualificazione che punti alla sicurezza, alla qualità architettonica e ad un “modello Paese” che tenga conto dell’innovazione digitale, delle nuove tecnologie, dell’energy technology.  Quindi non solo ricostruire case in sicurezza – perciò non “come’ erano, dov’erano” ma “dov’erano meglio di com’erano” – ma rilanciare progetti di abitati che coniughino passato e futuro, avviando una sperimentazione di piccoli e medi centri tecnologicamente avanzati. Dunque, una ricostruzione per il futuro e non per il passato tenendo presente quanto viene realizzato in molte città europee nelle quali la priorità è progettare il futuro. 

Questa potrebbe essere l’occasione per far compiere al settore delle costruzioni un salto in avanti verso l’innovazione: non solo sicurezza ma anche risparmio energetico e smart building attraverso politiche che indirizzino e accompagnino verso questi obiettivi. Potrebbe essere l’occasione di una nuova politica urbanistica fatta di rigenerazione urbana sostenibile e di contenimento di consumo del suolo con città sicure e inclusive, con bassa produzione di CO2 e forti interconnessioni sul modello delle più avanzate esperienze europee. Siamo nel pieno di una rivoluzione economica, sociale e tecnologica; l’avvio di una così importante azione sul territorio costruito mirata alla sicurezza deve poter deve alzare l’obiettivo e le ambizioni: non solo sicurezza ma anche innovazione.

Smart Home…

Ovviamente tutto quello appena detto è esportabile dal macro al micro, dalla città, al paese, dal quartiere, all’edificio, fino alla casa… Tutto il concetto che sta dietro alle Smart City, come luogo sostenibile, e dietro al concetto energetico e impiantistico di Smart Grid, ha senso e potrà avere un senso, se nessun anello della catena è debole e quindi a maggior ragione l’anello finale, la nostra casa. Se pensiamo per esempio allo Smart Metering, la misurazione “intelligente” dei consumi/produzioni energetiche, idrici, ecc.., e a come è stato dimostrato che la possibilità da parte dell’utente di poter visualizzare, controllare e confrontare nel tempo gli andamenti giornalieri, settimanali e mensili porta già da se a risparmi dell’ordine del 15/20 % in virtù di una presa di coscienza da parte dell’utente e di un suo conseguente auto-miglioramento nell’uso dell’energia, e a come questo tipo di sistema al contempo possa fungere da “informazione” per realizzare altre funzionalità di un impianto all’interno della casa, come per la gestione carichi o, meglio ancora, per un’ottimizzazione, che tenda a massimizzare l’autoconsumo in presenza di fonti rinnovabili, dei consumi energetici sia per gli impianti di climatizzazione e riscaldamento, che per le altre utenze.

Altro esempio di come un sistema Smart possa coniugare più aspetti è quello che scaturisce da sistemi, come quello di antintrusione adeguatamente integrato agli impianti di illuminazione, termoregolazione e supervisione, e che può permettere di massimizzare gli aspetti di sicurezza attiva e passiva, ma anche essere un’arma in più per la gestione oculata dell’energia. Le abitazioni che da qui in avanti, purtroppo si sarebbe dovuto cominciare prima, verranno realizzate dovranno essere contemporaneamente efficienti, sostenibili, confortevoli e sicure e per questo i sistemi integrati, la tecnologia ed il buon uso che si dovrà fare di essa, saranno tra i punti cardini per raggiungere questi obiettivi.

No Comments

Leave a Comment

Your email address will not be published.